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LA CANTINA


Interpretare la Natura per valorizzare un patrimonio fatto di fatiche, di continue sfide colturali, tra contrasti stagionali che si evolvono via via in piaceri che ti conciliano con la vita.

Coltiviamo la vite da oltre quarant’anni. Tre vignaioli, insieme, uniti più dall’amicizia che dai medesimi, unitari intenti produttivi. Per noi vite e vita hanno davvero il medesimo significato. Perché mai abbiamo dubitato sull’importanza di lavorare in armonia con quanto ci circonda.

Un paesaggio ritmato da montagne, bagnato da laghi, tra castelli medioevali e tanta ruralità. Baluardi di una coltura vitivinicola che si trasforma in cultura rurale.

Un amore per la viticoltura e l'enologia trasmesso alla seconda generazione, che è riuscita a creare un eccezionale legame tra tradizione ed innovazione.
Guardando avanti, ma portando le radici trentine sempre nel cuore.

 

In campagna: Gianni Chistè, Alessio Chistè

In cantina: Domenico Pedrini, Erika Pedrini, Giuseppe Gobber

In ufficio: Mario Zambarda, Giulia Pedrini, Lina Floriani

La nostra bellissima e coccolosa mascotte: Vera

 

Terra, rocce, vento. La nostra cantina in un certo senso è pure la sintesi di questo connubio.

Completamente scavata nel terreno, si erge in esterno lineare alla vista,
struttura completamente avvolta dalle rocce calcaree, esposta al sole come al vento che
mitiga tutta la vallata.


Adagiata ai piedi di Castel Madruzzo vuole essere un nuovo, semplice simbolo di operosità contadina, un segno nel territorio, per sancire l’identità stessa della comunità, ma soprattutto della nostra filosofia produttiva.
Fatta di dedizione e spontaneità. Ogni fase della trasformazione dell’uva in vino rispecchia la naturalità del procedimento.
Basti pensare che la tecnologia enologica è ridotta al minimo indispensabile. I chicchi, pigiati, finiscono per “caduta libera” nei tini di fermentazione, poi nelle botti d’affinamento e infine pure nei recipienti per l’imbottigliamento, la pazienza e la naturale forza del vino aiutano le nostre intuizioni di cantina.


Tradizione enoica, abbinata comunque ad un moderno stile architettonico. La cantina è razionale quanto affascinante nella sua essenzialità. Le Dolomiti “entrano” in ogni spazio esterno. Anche nella “fruttaia” dove trovano riparo le uve da far appassire sui graticci – le tradizionali “arele” – destinate a trasformarsi in vini particolarissimi, Vino Santo su tutti.

E ancora. Le rocce (magistralmente ingabbiate, ora parti integranti della cantina) condizionano sia la temperatura che la vista. Anche nei profondi avvolti dove il vino lentamente matura. Spazio suggestivo, silenzioso, quasi in simbiosi con tutte le altri parti vitali della struttura aziendale, distilleria compresa.

Dove in quest’ultima – con la distillazione artigianale “a bagnomaria” delle vinacce – si completa il ciclo dell’uva: centellinando grappa.
Ulteriore, magico sollievo alchemico della più schietta cultura contadina trentina.